Nasce ad Alcamo (Arcamu) in Sicilia, città d’arte e di interesse storico che ha dato i natali a Ciullo che nel XII secolo scrisse in italiano volgare.
Qui, dove da sempre vive, in questa terra fertile, Janez trova e sprigiona il suo essere e il suo sentire. Un percorso, il suo, che inizia in giovanissima età, ma prospera e si arricchisce nel tempo. La meraviglia e lo stupore sono sicuramente elementi portanti per nutrire la sua poesia nella quale i versi diventano lo specchio dell’anima, una ricerca, un guardarsi dentro continuo e instancabile. Il suo stile e la sua penna sono singolari perché riesce a parlare attraverso personaggi che menziona nei testi e sembrano catapultare in terre lontane e civiltà antiche che fanno da sfondo e colorano di meraviglia la sua prosa.
Il verso è accarezzato da timidi cenni alla bellezza della natura, sicuramente non trascurata ma descritta come se fosse una posa per scatti rubati.
Ma ciò che colpisce di Janez è il modo in cui apre le porte dell’amore, per quel tutto che muove il sentimento portante del mondo.
Le sue qualità sono doti innate dell’artista che con il suo altruismo ha occhi azzurri come il mare e come il cielo terso, impetuoso inchino di canneti al vento. Non sono i tanti meriti, targhe e riconoscimenti a fare di Janez un artista, ma sicuramente le sue emozioni tanto ben descritte da incantare in un viaggio poetico che percorre una lunga strada, quella degli umili da lui tanto amati, mentre a piedi nudi, bagnati di acqua di mare rammenda reti di pescatori, e la notte guarda la timida luce della lanterna etrusca che lo riporta al ricordo che scalda il cuore. Un invito alla lettura della sua poesia per riscoprire una parte di noi, noi figli di questa terra e di quella che Janez immagina e descrive per sè e per chi ama. Breve scorcio di presentazione nella quale merita di essere ricordata la poesia vincitrice “Un uomo” depositata presso il Centro Mondiale di poesia Giacomo Leopardi di Recanati.
Seguono i vari premi in ambito nazionale con menzione di merito delle varie giurie.
Janez Messana si propone con il suo secondo libro che vuole essere la presentazione di una selezione di opere per meglio fare conoscere il suo lavoro e il suo messaggio.
Sicuramente ancora una volta un canto, perché la poesia è musica se la si vuol sentire come tale, come un flauto d’ambra.
                                                                                                                                                                                                                            Rita Nappi
Il profondo rapporto quasi viscerale con la propria isola incide sul carattere, la mentalità e la personalità dell’autore che si esprime attraverso il mito e la mitologia, alla quale attinge come se fosse un grande amplificatore, per spiegare il senso della vita e delle cose in una unità armonica del cielo con il mare e del mare con la terra, in quei frammenti di egizi elimi ed etruschi minoici, e le influenze arabe, greche e bizantine che si respirano nella sua poesia, in questo suo sentirsi siciliano figlio di madre mediterranea dal suo abbraccio azzurro dei pescatori e dei raccoglitori di sale.
Connubio perfetto tra uomo e poeta nel quale echi e risonanze melodiche, ottenute talvolta con ripetizioni di parole e di espressioni che decodificano lo stile, traducono un linguaggio poetico che è risposta al tutto, e diventa germoglio di vita.
Versi che evidenziano il destino ineluttabile che ci sovrasta, il fato contro il quale non si può lottare e tanto meno guarire. Dolore struggente che scava dentro, lascia solchi profondi, indelebili, dolore sofferto ma composto, che si traduce in canto e mostra una bellezza nascosta e rara, mistero del vissuto e del vivere.
Per Janez l’amore è una parola udibile da lontano come le melodiche note dell’Adagio di Albinoni che sembrano fare da sfondo a versi intrisi di sensazioni dove il sentimento più intenso diventa una eco ridondante di emozioni.
Caterina, Livia è elevata espressione totalizzante di sensi, nucleo dal quale si dirama il viaggio introspettivo dell’uomo che attraverso flashback inserisce nel presente memorie del passato.
Janez va oltre la normale dimensione della vita, cerca risposte, si interroga, e sa che la vita continua dopo la morte e che quest’ultima altro non è che un’illusione in una dimensione fisica compenetrata nella realtà parallela, dove l’uomo secondo i principi della meccanica quantistica è energia ed equilibrio fra corpo e mente.
Poesie come pellicole di un film che vedono in Janez un regista come il grande Bergman tanto apprezzato.
All’autore viene riconosciuto anche il ruolo di attore nel set della vita, attraverso l’identificazione con numerosi personaggi accompagnati da una ricca simbologia, quali il guardiano del campo, il mino dimenticato, il guerriero bretone, Charlot e la sua bombetta e molti altri che colorano le note poetiche dei sui testi in un discorso nel quale si rende la propria voce e il proprio sentire ad altri.
Spicca Cola Pesce personaggio favoloso con la sua leggenda diffusa nell’Italia meridionale di quel bambino che esplorava fondali immensi e silenziosi che lo rendevano più libero e vivo, e per il quale il mare era tutta la sua vita, la sua passione.
Figura dai tanti significati, metà uomo e metà pesce che con la sua metamorfosi rappresenta la capacità di adattamento dell’uomo, la passione dell’amore e l’entusiasmo, sinonimi di giovinezza.
Janez è tutto questo, è uomo generoso che ama non solo i suoi simili dei quali vive gioie e sofferenze, ma pure la natura con tutte le sue creature.
Egli è anche il geco dalla voce atona, senza espressione, che fa da tramite tra il mondo dei vivi e quello dei morti, è carica positiva, sentinella del passato, custode del focolare e portafortuna, Janez è tutto o niente. La presenza nelle sue poesie di numerosi tropi con i quali sostituisce un termine con altro, creano immagini dalla forte carica espressiva, e il leggero ermetismo di alcuni testi offre allusioni e illusioni da interpretare come una magia.
Versi liberi, scorrevoli, pennellate di colore che trasmettono emozioni da condividere.
La poesia è per Janez il salvagente al quale aggrapparsi quando tutto sembra svanire, quando le onde sovrastano il suo io, ma è anche la penombra di un credo religioso incerto.
Girotondo di immagini, di un tempo sospeso, di persone e cose, di un canto d’amore per amore che incornicia il quadro più bello di un percorso condiviso falciato troppo prematuramente.
Recensire questa silloge poetica è stato un onore perché non sempre capita di rivestire ruoli così importanti, soprattutto quando si legge la bellezza e l’armonia della poesia tradotta in canto da chi ha animo sensibile come Janez che stimo infinitamente non soltanto come poeta ma soprattutto come uomo ricco di virtù e come carissimo amico.
                                                                                                                                                                                                                  Rita Nappi
 
 
Riduttivo pensare che diverse presentazioni per la stessa penna possano ripetersi, sinceramente lo temevo, ma ho dovuto ricredermi perché con Janez è di casa sempre una nuova proposta poetica il cui tema portante resta l’ amore in tutte le sue forme e con tutte le sue sfumature di colore screziato.
In viaggio alla ricerca dell’ io, essenza e trasparenza, ansie e paure che portano il lettore ad un tale coinvolgimento emotivo da sentirsi quasi protagonista del verso.
Un verso lungo, continuo ma sicuramente non prolisso dove Janez si identifica e cela la sua personalità nei nomi dei miti e in luoghi dove risiede il mistero.
La donna è descritta sempre con armonica grazia come se stesse dipingendo un quadro con carezze più che colori.
Questa é per Janez come il mare, che egli stesso chiama la Grande Madre Azzurra che ha un grembo fecondo come la sua poesia, cornice di vita ed emozioni.
Leggere i suoi testi è come bere una bevanda calda nelle fredde sere d’inverno, perché scaldano il cuore e giungono a tutti coloro che sanno coglierne il significato.
                                                                                                                                                                                                                  Rita Nappi
 
Stille sono queste due voci che si sommano, “ingranaggio” parallelo a vista, un moto eufonico di filigrane lessicali. Parole ed azioni si sciolgono con l’armonia propria dell’acqua quando incontra il colore e le pagine si tingono, come foci scivolano sulle tinte tenui dell’acquerello.
Istinto e consapevolezza giungono come una marea ad abbracciare il lettore, ora darsena ora viaggiatore attraverso linee di equatori, in un inconscio dentro la bottiglia. E questo itinerario è “dogma inscindibile” nel coagulo di un unico respiro a riprendere la semantica, architettura di emozioni, in una “parentela di gesti”.
Ed è porsi su soglie speculari, aspettare che giungano chi echi distinti, diversi nel “fraterno” verso, in loco del subliminale dei due Autori, come girasoli nel loro nido di terra, volti verso l’astro della poetica sullo sbalzo di Montale, “ossi di seppia” negli ossimori e sarà un rinascere crepuscolare.
                                                                                                                                                                                                                  Alberto Lori